Infarto Miocardico Acuto

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Che cos’è l’infarto miocardico acuto?

infarto miocardico acuto

Ormai da più di 10 anni, nonostante i grandi progressi medici e le numerose campagne volte alla diffusione di stili di vita più sani, l’infarto miocardico rappresenta la prima causa di mortalità. Nel 2011 ha infatti provocato il decesso di 7.000.000 di persone nel mondo, e rappresenta la singola causa di morte più frequente, responsabile da sola dell’11,2% di morti nel mondo (dati OMS 2013)

IMA (sigla di Infarto Miocardico Acuto) è la necrosi del muscolo cardiaco dovuta all’occlusione acuta di un vaso coronarico.

Cause dell’infarto miocardico acuto

Varie sono le cause di occlusione coronarica. Nell’80 per cento dei casi questo avviene per la formazione di un coagulo (o trombo) su una delle lesioni aterosclerotiche che possono essere presenti sulla parete vascolare e che sono a stretto contatto con il lume interno. Non è ad oggi nota ne’ la causa dell’aterosclerosi ne’ della formazione improvvisa di un coagulo sulla placca coronarica: sono state avanzate diverse ipotesi tra le quali l’infiammazione dei vasi di varia natura e l’infezione da parte di germi molto diffusi nei paesi occidentali.
Altra causa è la tromboembolia coronarica a partenza dall’auricola sinistra (prevalentemente in pazienti con fibrillazione atriale), dal ventricolo sinistro (in pazienti con trombosi ventricolare sinistra), e in portatori di pervietà del forame ovale o aneurisma del setto interatriale (evenienza rara). Infine, abbiamo la dissezione coronarica spontanea con occlusione del lume per ematoma sottointimale e la dissecazione dell’aorta ascendente con coinvolgimento dell’ostio coronarico, prevalentemente della coronaria destra.

In rari casi l’infarto è la conseguenza di una malformazione coronarica (con restringimento del lume e formazione comunque di un trombo) o dello scollamento tra i foglietti della parete coronarica (dissezione) che porta quello interno a sporgere nel lume restringendolo in modo rilevante e predisponendolo alla chiusura totale (anche in questo caso per trombo o per compressione meccanica).

Ci sono anche forme di infarto cardiaco che si manifestano in assenza di malattia coronarica e con un interessamento prevalente dell’apice del cuore, come la sindrome di Takotsubo. Un infarto miocardico dell’apice che esordisce in conseguenza di uno stress emotivo e che colpisce prevalentemente le donne. E’ caratterizzata da una fase iniziale in cui la porzione di muscolo cardiaco che non si contrae può essere abbastanza estesa, coinvolgendo l’apice e i segmenti intermedi, con tendenziale buon recupero della contrattilità a distanza. Le coronarie sono indenni da restringimenti o da occlusioni. Il cuore, osservato all’ecocardiogramma, tende ad assumere un aspetto che ricorda il cestello utilizzato dai pescatori in Giappone, da cui il nome della sindrome che è stato proposto dai ricercatori giapponesi che l’hanno descritta per primi.

Sintomi dell’infarto miocardico acuto

L’infarto miocardico acuto è un’esperienza soggettiva: non tutte le persone che ne sono colpite descrivono la presenza degli stessi sintomi. Normalmente, un episodio acuto dura circa 30-40 minuti, ma l’intensità dei sintomi stessi varia notevolmente con il 20% degli infarti che sfugge alla diagnosi proprio per l’assenza di sintomi. In alcuni casi il paziente riferisce di avvertire una sensazione di morte imminente, che lo porta a cercare il soccorso medico. Sono riportati anche stordimento e vertigini, mancanza di respiro in assenza di dolore toracico (soprattutto nei pazienti diabetici), svenimento con perdita di coscienza.

Riassumendo:

  • Dolore toracico molto intenso fin dall’inizio, simile al dolore provocato dall’angina pectoris, che spesso dura molto a lungo
  • Senso di oppressione
  • Sensazione di pesantezza a livello del torace
  • Sensazione di bruciore al petto


Diagnosi dell’infarto miocardico acuto

I principali criteri diagnostici oltre all’osservazione della sintomatologia, sono l’elettrocardiogramma e il dosaggio degli enzimi di miocitolisi.
L’ECG consente di distinguere tra infarto con sopraslivellamento del tratto ST (IMA STEMI) e infarto senza sopraslivellamento del tratto ST (IMA NSTEMI).
IMA STEMI è la forma più grave, dovuto all’occlusione completa e stabile del vaso coronarico e seguito dalla caratteristica elevazione degli indici di necrosi miocardica e dalle caratteristiche alterazioni ECG (sovraslivellamento ST e formazione onda Q).
L’IMA NSTEMI è meno pericoloso in quanto dovuto a un‘occlusione incompleta e temporanea del vaso coronarico. In questo caso il livello degli indici di necrosi è il doppio della norma, ma non si ha il caratteristico quadro ECG.

Notevole importanza ha il dosaggio dei cosiddetti enzimi cardiaci, fra i quali i più utilizzati sono i seguenti:

  • Troponina I (aumenta entro 6 ore dall’inizio dell’infarto e raggiunge il picco entro le 24 ore, si normalizza generalmente dopo il sesto giorno dall’evento)
  • CK-MB (aumenta entro 6 ore dall’inizio della dolorabilità toracica e raggiunge il picco entro 20 ore, si normalizza generalmente entro 36-48 ore)
  • LDH (aumenta entro 12 ore dall’inizio dell’infarto e raggiunge il picco entro un range temporale di 24-48 ore; si normalizza dopo circa due settimane dall’evento)

La localizzazione della sede dell’infarto miocardico si ottiene con un esame ecocardiografico, una tecnica diagnostica che permette la visualizzazione delle zone che presentano un’alterazione della cinesi cardiaca.

Terapia dell’infarto miocardico acuto

L’obiettivo è la riapertura nel più breve tempo possibile del vaso coronarico occluso (secondo l’aforisma «il tempo è muscolo»). La differenziazione elettrocardiografica tra IMA STEMI e IMA NSTEMI guida l’approccio terapeutico. Nel primo caso, se il paziente giunge in ospedale entro le prime 2÷3 ore dall’inizio dei sintomi, la terapia è la somministrazione endovenosa del farmaco trombolitico o l’angioplastica coronarica con farmaci inibitori piastrinici. Nelle ore successive l’efficacia del trombolitico si riduce progressivamente ed è preferibile la ricanalizzazione con angioplastica. Trascorse dodici ore la necrosi è compiuta e il beneficio della ricanalizzazione con angioplastica è scemato per cui deve essere seguita terapia con aspirina, eparina e, a seconda delle condizioni cliniche, con nitroderivati, beta bloccanti, inibitori del sistema renina-angiotensina-aldosterone. Nei pazienti con IMA NSTEMI è indicato l’uso di inibitori piastrinici.

Fattori di rischio dell’infarto miocardico acuto

I fattori di rischio per l’aterosclerosi e l’infarto sono distinti in fattori modificabili e fattori non modificabili.

Fattori non modificabili:

  • Età: il rischio di infarto, come per quasi tutte le patologie cardiovascolari, aumenta con l’avanzare dell’età
  • Sesso: l’aterosclerosi e l’infarto sono più comuni negli uomini rispetto alle donne per le decadi dell’eta’ giovanile e matura. Dopo la menopausa femminile il rischio di aterosclerosi e infarto e’ analogo negli uomini e nelle donne
  • Familiarità: chi presenta nella propria storia familiare casi di malattia cardiovascolare acuta è maggiormente a rischio di infarto, soprattutto se la patologia cardiovascolare del congiunto si e’ manifestata in età giovanile

Fattori modificabili:

  • Stile di vita: sedentarietà e fumo sono i più importanti fattori di rischio cardiovascolare
  • Alimentazione: Una dieta troppo ricca di calorie e grassi contribuisce ad aumentare il livello di colesterolo e di altri grassi (lipidi) nel sangue che rendono molto più probabili l’aterosclerosi e l’infarto
  • Ipertensione arteriosa: la “pressione alta” o ipertensione arteriosa condiziona un aumento del lavoro cardiaco che si traduce nel tempo con il progressivo malfunzionamento del cuore e con la comparsa di scompenso cardiocircolatorio che aumenta la probabilità di sviluppare l’aterosclerosi e le sue complicanze, come l’infarto cardiaco
  • Diabete: l’eccesso di glucosio nel sangue danneggia le arterie e favorisce l’aterosclerosi e l’infarto miocardico
  • Droghe: l’uso di droghe come cocaina ed eroina aumenta notevolmente la possibilità di infarto miocardico e abbassa l’età media in cui si manifesta


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